Omelie di don Marco
Archivio anno 2026
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II settimana del T.O. - 18 gennaio 2026
Su di sè
Ancora Giovanni il Battista ci annuncia la venuta, l’incontro: l’attesa è terminata, Dio mantiene le promesse e manda il figlio, il Dio con noi, l’Agnello. "Tu vieni da me?" si era chiesto domenica scorsa Giovanni, dimostrando lo stupore per quella venuta strana, insolita, in un modo non "da Dio".
Oggi lo riconosce, l’Agnello che toglie, che porta su di sé il peccato dell’umanità! Non viene come un re, come un leone feroce, come un giudice impietoso, non con poteri magici, non viene con eserciti, proclami e terrore: viene come agnello in mezzo ai lupi; ma soprattutto viene a togliere il peso, non ad aumentarlo, viene a pagare lui il prezzo con il sangue, come l’agnello il cui sangue ha salvato i bambini ebrei nella notte di Pasqua in Egitto con Mosè.
Viene a fare Pasqua, cioè a salvare non se stesso ma noi, ha già pagato lui il prezzo, noi dobbiamo solo ricevere, accogliere il dono e ringraziare se vogliamo e, ancora se desideriamo, fare come ha fatto lui, seguirlo, annunciarlo a nostra volta, diventare suoi discepoli.
Ma allora ci chiediamo: che cosa devo fare? Non devo più andare a Messa, pregare, fare del bene, leggere il Vangelo? Tanto ha già pagato lui tutto, io non devo meritarmi niente? Posso anche peccare, tanto paga tutto lui? Ci hanno sempre insegnato che devi fare il bravo, non devi commettere peccati, così ti meriti il suo perdono! E il Paradiso. Ma in questo modo non è lui che toglie il peccato, in questo modo siamo protagonisti noi e non la sua Parola, il suo sangue, il suo sacrificio. Giovanni ci dice semplicemente: "Lascia fare a lui, affidati a lui, devi solo spalancare le braccia e il cuore; non pensare di cavartela da solo, di riuscire a salvarti grazie al tuo pentimento". Certo serve un cuore che chiede perdono, ma la tua conversione arriva solo dopo che lui ha portato su di sé il tuo peccato, il tuo egoismo, dopo che lui muore ancora in croce per te, dopo che lui versa il suo sangue, dopo che lui si fa uomo, abbraccia la tua vita, accoglie anche i tuoi no, i tuoi rifiuti; ma non ti accusa, anzi porta su di sé il peso del tuo peccato e dice al Padre: "Padre, lascia ancora che ci provi, che dissodi il terreno, che lo concimi bene, che lo irrighi e vedrai che i frutti arriveranno!" E’ un Dio che sa di giocare in perdita con noi ma non rinuncia perché è fedele alla sua promessa. Questo è l’annuncio di Giovanni: "Ecco l’agnello: solo lui ti salva! Se vuoi vieni e seguilo. Lui era prima di me e di te, era insieme al Padre e con il Padre e lo Spirito hanno deciso di far entrare noi nella loro famiglia, noi che non abbiamo alcun merito.
Ma anche dopo che lui ci dona il suo sangue e paga per noi il prezzo del riscatto, noi rischiamo di continuare sulla nostra strada, di non curarcene, rischiamo di non ringraziare e di non seguirlo: non abbiamo imparato la lezione, non abbiamo capito niente e crediamo di non aver bisogno di lui ma bastiamo a noi stessi.
Il nostro mondo crede di non aver bisogno di Dio, almeno del Dio predicato da Giovanni: ci bastano i nostri propositi, ci basta dire che "non faccio del male a nessuno". Ma per dire questo, non era necessario che Gesù diventasse uomo e ci donasse la sua vita.
Giovanni dice che non lo conosceva: forse anche noi non lo conosciamo ancora. Conoscere vuol dire capire cosa ha fatto per noi e agire anche noi così: conoscere è una cosa del cuore, diceva s. Giovanni Bosco, non della testa e basta.
O Dio Agnello, ti desideriamo, vogliamo conoscerti e seguirti: non abbiamo ancora capito che paghi tu il nostro conto, porti tu il peso e non chiedi nulla in cambio. A noi piace di più essere lupi che non agnelli: fa’ che ti contempliamo in fila con i peccatori per annunciare la salvezza e per portare su di sé i mali dell’umanità. Conviene a noi seguirti e diventare tuoi amici e annunciare con la vita che tu sei il Dio per noi.
Battesimo del Signore - 11 gennaio 2026
Tu vieni da me?
Forse facciamo un po’ fatica a uscire dal Natale, a lasciare quelle parole, quella luce che ci ha invaso, i canti, i presepi nelle nostre case, quel desiderio di ritrovarci in famiglia, tra amici, per condividere un incontro, e chiederci come stai? Quanto Natale ti rimane dentro, quanta luce conservi e diffondi: purché non siano i soliti auguri scontati e vuoti; meglio 2 parole ma sincere e piene di affetto. Magari per dirci che questo Dio bambino è la vera forza che ci da ancora speranza!
Ancora Giovanni Battista ci parla oggi, come all’inizio dell’Avvento: "Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?" Stupendo! Non l’aveva ancora capito Giovanni che questo Messia era diverso, nuovo perché stravolge le cose e il modo di pensare a Dio: annunciato da un angelo, nato da una ragazza sconosciuta, adorato dai pastori, riconosciuto dai maghi d’oriente, e ora in fila con i peccatori, in mezzo a loro ma per portare loro una bella notizia: Dio è con noi!
"Io ho bisogno di essere battezzato da te" dice Giovanni; lui sente il bisogno di essere immerso nella vita di Cristo, nella vita nuova, vuole rinascere dall’alto come Nicodemo, vuole essere salvato dalle acque come Mosè, vuole rinascere a vita nuova come la donna affetta da emorragia che viene risanata. Quanto bisogno senti sorella, fratello di essere risanato e battezzato ancora oggi dopo tanti anni? Quanto desiderio hai di lui, della sua Parola, quanto lo cerchi? Quanto ti sei messo in ginocchio davanti al presepe in silenzio? Quanto hai ascoltato l’annuncio dell’angelo? Quanto hai proclamato il Magnificat, l’inno di lode di Maria, quanto hai ripetuto le parole dell’angelo: "Ave o Maria, ti saluto, piena di grazia…"
Mi piace lo stupore di Giovanni, è molto evangelico e natalizio: "Tu vieni da me?" Gli chiede. Tu creatore dell’universo, vieni in un deserto desolato? Tu vero re, ti abbassi a nascere in una mangiatoia? Tu che accoglierai ogni disperato, sei profugo in Egitto? Tu vieni a farti battezzare, mentre io ho bisogno di te? Tu che guarisci i moribondi ti lasci morire su una croce? "Tu vieni da me?" si chiede Maria che diventa serva di suo figlio. "Tu vieni da me?" si chiede Giuseppe che sogna i sogni di Dio che gli chiede di accogliere Maria come sposa, perché ciò che accade in lei è frutto dello Spirito santo. "Tu vieni da me?" si chiede Adamo quando, dopo il suo rifiuto, Dio va a cercarlo non per punirlo ma per salvarlo.
"Tu vieni da me?" ci siamo chiesti nel Natale, stupiti ancora per La venuta di questo Dio nuovo, che inverte cielo e terra: Lui lascia il suo cielo per diventare uomo tra noi, con noi, per noi. "Tu vieni da me?" si chiede il ladrone in croce quando Gesù gli promette il paradiso, e scopre che questo Dio non si da pace finché una sola pecorella si è persa, finché un solo figlio non è tornato a casa.
Ecco che cosa produce il Natale di Cristo per noi: ci dona un Dio che cambia i piani e si immerge nella nostra storia e dall’interno, produce semi, germogli di pace , di speranza, di amore.
Forse non ci crediamo ancora, come Giovanni, che davvero è iniziato per noi un tempo nuovo: non più schiavi di un destino ostile,ma liberi di cercarlo, di rispondere a questo Dio, ma anche liberi di rifiutarlo e di voltargli le spalle come nuovi Erode che lo considerano un rivale, o un nemico.
Il cielo si spalanca e la colomba annuncia una pace nuova, una speranza nuova e ci invita a diventare pellegrini di speranza dopo il Giubileo: che ne facciamo dell’annuncio di questo Giubileo? Quanta speranza ci rimane? Come la alimento in me? Da dove nasce?
E’ lui il figlio amato nato per noi, affinché anche noi possiamo sentirci amati da Dio, oggi e sempre.
"Dio non fa preferenze di persone ma accoglie chi lo teme" dice la seconda lettura: non fa preferenze di popolo, di lingua, di classe sociale. Lui chiede solo un cuore che lo cerca, un cuore che si ritiene peccatore e va in fila con i peccatori nel deserto per iniziare una vita nuova con Giovanni; sei pronto a partire, ti senti così? Allora sarai anche tu quel figlio amato in cui Dio pone il suo compiacimento, quel figlio che piace a Dio, quel figlio per cui Dio nascerebbe ancora e andrebbe ancora in croce, oggi!
O Dio nato a Betlemme, sai a noi non piace tanto stare in fila con i senza tetto, con i migranti, in fila alla mensa Caritas o in una comunità di recupero o a cercare cibo in una discarica; eppure se tu nascessi oggi, andresti in questi posti, ancora in fila con i rifiutati della storia. Insegnaci a cercarti nei posti più insoliti, a stupirci per ogni volta che tu ti manifesti altrove: ci vuoi insegnare che tu sei presente ovunque dove c’è un cuore che ti cerca e ti desidera.