III settimana del T.O. - 25 gennaio 2026
Periferie
Dopo essere stato in fila con i peccatori per annunciare loro la salvezza, dopo essere stato annunciato come l’Agnello che porta su di sé il peccato dell’umanità, dopo l’arresto del battista, Gesù riparte, non si ferma, va in Galilea, groviglio di popoli e etnie diverse; lascia la tranquilla Nazareth e parte, consapevole che non sarebbe stato facile, anzi che avrebbe trovato molti nemici. Tutti gli diremmo di lasciar stare, di aspettare tempi migliori, di lasciar passare la bufera, di stare in mezzo agli amici e non ai nemici, ma lui invece va a predicare e annunciare il regno: costi quel che costi.
Lui è la luce del mondo e la luce non può stare sotto il tavolo ma deve andare a illuminare il buio, le tenebre di cuori spenti, cupi, senza speranza. Per questo parte, inizia, cerca i lontani per dire loro che in realtà sono i più vicini perché liberi nel cuore, liberi di amare. E lasciarsi amare!
Dove va la Chiesa oggi, dover vanno i cristiani, dove andiamo a portare un annuncio, una salvezza, la novità, la bellezza del Vangelo, l’annuncio di tempi nuovi, la gioia di essere chiamati a far parte di questa famiglia, di questa comunità di salvati per salvare. Solo se andiamo nelle Galilee di oggi possiamo vivere questo Vangelo: qualche collega arrogante, quel parente nevrotico, quel genitore dell’amico di mio figlio, quell’anziano che abita vicino a me, quel gruppo troppo chiuso in se stesso. La Chiesa esiste per annunciare tempi nuovi, riscoprire la forza, la speranza che abita in noi e rendere partecipi coloro che non hanno ancora incontrato Gesù. Smettiamola di piangerci addosso, di rimpiangere il passato glorioso: il cristiano non si volta indietro, ma come Gesù guarda avanti, sempre, non perché siamo forti ma perché seguiamo il Maestro che cerca nuove strade per portare il regno ovunque.
Il Vescovo ausiliare di Milano Raimondi, all’incontro diocesano a conclusione del Sinodo, raccontava che un giorno era andato in carcere a parlare di speranza (come si fa a parlare di speranza a chi è in prigione ???): al termine dell’incontro chiede qualche parere e se qualcuno volesse intervenire; si alza un nord africano tatuato, con la cresta e dice: "Per me la speranza ha un nome: Gesù Cristo". Chi di noi ha il coraggio di dire così in mezzo ad amici e colleghi? Continua: "perché quando sono entrato in carcere i cristiani mi hanno aiutato: la suora, un prete, i volontari che mi hanno portato mutande, calze, magliette, qualcosa da mangiare, e tanta amicizia; ero solo come un cane e loro sono diventati la mia famiglia, i miei fratelli e sorelle e mi hanno parlato di Gesù. Ho chiesto il Battesimo e sono diventato cristiano".
Ecco cosa succede quando si diventa ‘pescatori di uomini’: è quello che accade a Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni. C'è qualcosa di più bello rispetto a essere pescatori: puoi diventare pescatore di uomini. Tocca a noi seguire ancora oggi il maestro, tocca a noi chiedergli di riempire le nostre reti, di sfidare non il mare ma la mentalità di oggi, l’egoismo, la chiusura nella propria famiglia, nei nostri 4 amici, la nostra vita solita, senza scossoni, senza slancio. Se non partiamo da lui e se non camminiamo dietro a lui, non germoglieremo mai, non fiorisce niente, passiamo una vita a pescare ma non uomini, come se uno accendesse la macchina, accelerasse in folle e non uscisse mai dal garage per timore di sporcarla e fare un incidente. Ecco, rischiamo di essere cristiani così, della prima comunione, delle preghiere della nonna, di quando facevo l’animatore al Grest, o di quando facevo il chierichetto. Un dio dei vecchi e bambini, un dio del passato, un dio da vecchia soffitta impolverata, che ti crea allergia.
San Paolo invita i Corinzi e noi a non creare divisioni, lotte, contrasti, ma a restare uniti nella Chiesa e nel mondo. Il nostro compito nel mondo è quello di incollare le persone tra loro, unire, creare incontri, amicizie, gruppi: il demonio divisore vuole separare, noi vogliamo unire.
CONVERTITEVI infine è l’invito, l’appello, la chiamata: convertiti, cambia testa, cambia mente per fiorire e diventare pescatore di uomini. Venite dietro a me. Eccoci Signore, se ancora ci vuoi, fragili e deboli, feriti e ammaccati, eccoci. Pronti a raggiungere qualche periferia che tu ami tanto. Eccoci fragili come Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni eppure ancora disposti a diventare pescatori di umanità, a far germogliare tutta l’umanità che tu hai amato e per la quale hai dato la vita.
Eccoci , fai di noi nuovi pescatori di uomini!