IV domenica di Quaresima - 15 marzo 2026
Dal buio alla luce!
Con Gesù nel deserto, avvolti dalla luce sul Tabor, al pozzo di Giacobbe per attingere l’acqua viva, e oggi col cieco nato per accorgerci se siamo noi i veri ciechi e che abbiamo bisogno della luce della Pasqua.
Seduti anche noi al bordo della piscina di Siloe, c’è un vai e vieni: chi fa affari, chi si bagna, chi chiede un miracolo, chi cerca affetti; c’è posto per tutti davanti a Dio!
Prima luce: il cieco nato, secondo la tradizione era così perché aveva commesso un grave peccato, lui o i suoi genitori. Non ha la luce, è mendicante, povero, ai bordi della strada e della vita. Ma Gesù lo vede, si accorge, si ferma e si china, trova tempo e voglia di prendersi cura, non come noi. Gesù nel cieco intravede già la luce, supera il suo presunto peccato e se c’è non lo vede come per la Samaritana: Lui è il Dio della misericordia ed è sempre pronto a scommettere sul più grande peccatore per farlo diventare il primo a entrare nel suo regno. Allora lasciamoci osservare da Gesù, perché lui solo può vedere in noi la bellezza, la fede e non il peccato.
Seconda luce: Gesù sputa per terra, fa del fango e lo cosparge sugli occhi del cieco (che però non riprende subito la vista): è una nuova creazione! Come Adamo era stato creato dal fango, così ora Gesù col fango restituisce nuova vita, la luce per entrare ancora nel mondo, abbandonare l’isolamento, essere accolto nella comunità. La creazione non è avvenuta all’inizio del mondo e basta: avviene ogni giorno per opera di Dio e quando l’uomo accetta quella alleanza, rinnova quel patto d’amore e di fede con lui. Significativo che Gesù guarisca il cieco il giorno di sabato in cui era proibita ogni attività: ma l’uomo è più importante del sabato; la nuova creazione supera la legge antica, Dio fa nuove tutte le cose.
Terza luce: "Va a lavarti alla piscina di Siloe" che significa 'inviato': Gesù non compie un bel miracolo, un prodigio ma il gesto avviene quando il cieco si mette in cammino, parte, cerca e ascolta la parola. Solo allora è guarito. Anche noi siamo guariti solo quando ci mettiamo in movimento, quando ci sentiamo inviati da lui, quando con UMILTÀ lo seguiamo e imploriamo la sua luce che ci salvi dalla cecità del cuore.
Quarta luce (che in realtà è un momento buio). Il cieco è interrogato dai farisei come un colpevole, per lui iniziano i guai: "eri davvero cieco? Come mai ci vedi? Chi ti ha fatto questo? Chi è quel tale?" Una serie di domande e dubbi: il dubbio parte sempre dal demonio e si diffonde a macchia d’olio. Addirittura interrogheranno persino i genitori. Alle istituzioni non interessa l’uomo ma le regole, la legge, il rispetto dei codici, ma per Gesù non è così! Per il fariseo la gloria di Dio è il rispetto delle norme: per Gesù la gloria di Dio è un cieco ai margini della vita che recupera non solo la vista degli occhi ma quella del cuore. Il punto è proprio questo: il cieco riacquista la vista del cuore, la fede in un Dio vicino, accanto, un Dio vera luce: dapprima il cieco dice che Gesù è un uomo qualunque, poi un profeta, infine crede in lui come figlio di Dio.
Quinta e ultima luce: il cieco è cacciato fuori dalla città, viene espulso perché ha infranto la legge del sabato. E trova fuori Gesù il rifiutato della storia, eliminato, che nasce in esilio, predica tra i pagani, esce dal tempio e muore fuori della città: è in buona compagnia il cieco.
O Signore, vera luce del mondo, insegnami che proprio nelle mie debolezze, nelle fatiche, nella mia povertà tu chiedi di entrare non per accusarmi ma per guarirmi, per offrirmi un’altra possibilità, per far rifiorire la mia vita e donarmi la vera luce. Dal buio in cui il peccato mi schiaccia, solo tu puoi liberarmi e fare di me una luce nuova nel mondo.